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Cndcec, l’operazione “disclosure” troppo costosa e complessa

Pubblicato il 10 dicembre 2014 Il Sole 24 Ore; Italia Oggi

La Fondazione nazionale dei dottori commercialisti non ha tardato ad esprimere il suo parere sul provvedimento approvato dal Senato per il rientro dei capitali detenuti illecitamente all’estero

In una nota del Consiglio nazionale, guidato da Gerardo Longobardi, viene commentato il costo dell’adesione alla voluntary disclosure ed evidenziato come esso risulti troppo oneroso, tanto da poter mettere a rischio l’intera operazione e farla diventare un flop.

Gli oneri dell’operazioni mettono a rischio il risultato

Eseguita una simulazione su tre diverse ipotesi di rimpatrio di capitali esteri, la Fondazione Nazionale dei Commercialisti evidenzia come il costo complessivo dell’adesione alla voluntary disclosure sia estremamente variabile da caso a caso. 

Rispetto al valore finale dell’investimento, infatti, esso potrà variare da un minimo del 5%, ritenuto particolarmente conveniente, ad un massimo del 97% che di fatto azzera l’importo dell’investimento. 

Secondo i commercialisti, le principali variabili che influenzano il costo dell'operazione variano in funzione del Paese e della “stagionatura” dell'investimento, oltre che della tipologia di evasione eventualmente commessa. 

Pertanto, se, da una parte, è possibile evidenziare la convenienza dell’operazione di “disclosure” per gli investimenti effettuati da soggetti non imprenditori in Paesi White list oBlack list, nel caso in cui entro 60 giorni dall'entrata in vigore della nuova disciplina, questi stipuleranno con l'Italia un accordo sullo scambio di informazioni ed il contribuente autorizzerà l'intermediario estero a trasmettere alle autorità fiscali italiane, su loro richiesta, i dati delle attività estere; dall’altra, invece, la procedura assumerà un costo molto più elevato nel caso in cui l’investimento sarà effettuato da soggetti non imprenditori in Paesi Black List, che non stipuleranno un accordo con l’Italia. 

Infine, la disclosure potrebbe portare quasi all’azzeramento del capitale nel caso in cui l’investimento sarà effettuato da un imprenditore individuale in evasione non solo delle imposte sui redditi, ma anche dell'Irap e dell'Iva.

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