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Lo scudo dei soci non evita il sequestro

Pubblicato il 29 ottobre 2013 Il Sole 24 Ore; Italia Oggi

Con la sentenza n. 44003 depositata il 28 ottobre 2013, la Quarta sezione penale di Cassazione ha confermato il provvedimento con cui i giudici di merito avevano disposto il sequestro di numeroso materiale documentale concernente le attività di una Srl amministrata da un imprenditore nell'ambito di un'indagine in cui a quest'ultimo era stata contestata una violazione dell'articolo 4 del D.Lgs. n. 74/2000 per avere, al fine di evadere le imposte sui redditi e sul valore aggiunto, indicato nelle dichiarazioni annuali relative a dette imposte, elementi attivi per un ammontare inferiore a quello effettivo, nonché trasferito all'estero 7 milioni di euro come parte del corrispettivo della cessione di due immobili.

L'amministratore si era opposto al sequestro sostenendo che la somma contestata dall'accusa era stata in realtà rimpatriata per intero in considerazione dello scudo fiscale a cui avevano aderito sia lui che gli altri soci della Srl. Secondo la difesa dell'indagato, ossia, l'autorità giudiziaria avrebbe accertato la congruenza tra gli importi scudati e la somma oggetto di imputazione qualora avesse tenuto conto di tutti gli importi rimpatriati con lo scudo fiscale.

Questa argomentazione, tuttavia, non ha convinto la Suprema corte la quale ha ricordato come, ai sensi dell'articolo 11 della Legge 409/2009, l'ambito soggettivo di applicabilità dello scudo fiscale riguarda “le persone fisiche, gli enti non commerciali, le società semplici e le associazioni equiparate” e non le società commerciali.

E anche se la circolare n. 43/E del 10/10/2009 dell'agenzia delle Entrate – ricorda la Cassazione – ha ampliato il perimetro degli interessati alla regolarizzazione ricomprendendo anche le società commerciali, questa possibilità è limitata solo all'ipotesi in cui l'attività di emersione sia effettuata dal dominus che ha il concreto dominio e gestione della società.

Ipotesi ben diversa da quella di specie in quanto le operazioni di rientro dei capitali erano state effettuate da semplici soci della Srl. In ogni caso – ha concluso la Suprema corte - a parte la documentazione dello scudo, “tali soggetti non hanno dimostrato la imputazione del rientro di capitali alla società, né la devoluzione delle somme, dopo il rientro, alla società che, è bene ricordarlo, è persona giuridica distinta dai soci che ne costituiscono la compagine”.


 


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