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Società di comodo, necessaria una via d’uscita per il covid

Pubblicato il 12 giugno 2021 Il Sole 24 Ore; Italia Oggi;

Si avvicina il momento dei bilanci e delle dichiarazioni dei redditi relativi al 2020 e, quest’anno più che mai, si pone il problema della verifica dei parametri di operatività ai fini dell’applicazione della normativa sulle società di comodo (articolo 30 della legge 724/1994) e su quelle in perdita sistematica (articolo 2, comma 36-decies e 36-undecies, del Dl 138/2011).
Il calo dei ricavi causato dall’epidemia, in molti casi, sarà tale da non consentire il superamento del test di operatività. Si pensi già solo alle società immobiliari che hanno visto ridotti i canoni o addirittura risolti i contratti di locazione. In questa situazione, il coefficiente di redditività applicato agli immobili (6%), già normalmente elevato rispetto agli attuali benchmark di mercato, è evidentemente irrealistico.
Risulta necessaria e improcastinabile una presa di posizione parlamentare che chiarisca la volontà politica di disporre, in sede di conversione del decreto Sostegni-bis, la disapplicazione automatica delle normative sopra richiamate. Una norma in tal senso, in verità, era già stata scritta più di anno fa; il maxi-emendamento di conversione del decreto Cura Italia (Dl 18/2020) prevedeva, per il periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2020 la disapplicazione delle disposizioni in materia di società non operative e in perdita sistematica. Tale disposizione è stata, però, stralciata dalla legge di conversione.

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