Le società che hanno rivalutato i marchi o riallineato fiscalmente l’avviamento nel bilancio 2020 si interrogano sulla opportunità di integrare, entro il prossimo 30 giugno, l’imposta sostitutiva del 3% con un ulteriore importo variabile tra il 9% e il 13% per evitare l’allungamento a 50 anni della deduzione dei maggiori valori. Il versamento della maxi sostitutiva non pare affatto conveniente. Il maggiore onere porta infatti il beneficio fiscale complessivo dall’attuale 24,9% (diviso in 50 anni) a una quota variabile tra il 15,9% e l’11,9% (diviso in 18 anni). Il punto di pareggio tra onere per imposta sostitutiva complessiva (12%, 14%, 16% a seconda delle classi di valore) e risparmio per Ires-Irap sulla deduzione delle quote (27,9%) si colloca tra l’ottavo anno di ammortamento, e dunque saldo di giugno 2029 (rivalutazione fino a 5 milioni), e l’undicesimo anno di ammortamento e cioè saldo di giugno 2032 (rivalutazione oltre 10 milioni). Chi intende effettuare l’integrazione (versamento prima rata entro giovedì 30 giugno) attende comunque la conferma su quale sia il codice tributo da utilizzare. La scelta per l’ammortamento a 18 anni, con la relativa imposta integrativa, andrà riportata nel rigo RQ100 del modello Redditi 2022 e in tal caso il debito andrà contabilizzato a riduzione della riserva di rivalutazione.