Negli ultimi anni si sono diffuse forme di collezionismo che possono riguardare, fra l'altro, carte da gioco, capi di abbigliamento o accessori (es. scarpe).
Anche grazie alle piattaforme web che facilitano gli scambi, può accadere che operatori commerciali, specializzati nella rivendita di beni usati e che applicano normalmente il regime del margine IVA, acquistino oggetti di questo genere presso privati per rivenderli.
Tuttavia, quando la rivendita riguarda beni che non sono mai stati utilizzati e sono ancora nella loro confezione originaria e intatta, ci si può chiedere se essi siano comunque riconducibili alla nozione di "beni usati" recata dall'art. 36 del DL 41/95, e quindi se sia legittima l'applicazione del regime speciale.
Nel caso descritto, però, non sembra potersi escludere l'applicazione della disciplina nella misura in cui i beni siano stati acquistati presso privati.
La finalità del regime del margine, infatti, è quella di evitare fenomeni di reiterata imposizione per i beni che, dopo una prima uscita dal circuito commerciale, sono ceduti a un soggetto passivo per la successiva rivendita.
Al contempo, va comunque considerato che il regime ha carattere derogatorio, e che la relativa disciplina va interpretata restrittivamente.
In caso di contestazioni, dunque, il rivenditore potrebbe essere chiamato a dimostrare di aver agito in buona fede.