Si analizza il caso della scelta di non distribuire ai soci persone fisiche (o al socio unico persona fisica) gli utili di una società holding "statica" in forma di società di capitali, corrispondenti ai dividendi a essa distribuiti dalle società partecipate in regime di esenzione IRES al 95% ex art. 89 del TUIR, senza che sussistano "valide ragioni economiche extrafiscali" ex art. 10-bis della L. 212/2000.Questa situazione dovrebbe comportare il recupero a tassazione del 26% di ritenuta alla fonte IRPEF (più gli interessi e le eventuali sanzioni amministrative pecuniarie) che avrebbe trovato applicazione se la società holding "statica “non avesse "trattenuto" gli utili, corrispondenti ai dividendi erogati dalla società partecipata, essenzialmente per finalità di conseguimento dell'indebito vantaggio fiscale. L’Autore osserva che, come corollario di un siffatto accertamento antiabuso ex art. 10-bis della L. 212/2000, le riserve di utili della società holding "statica", sulle quali viene commisurato il prelievo IRPEF del 26%, possono essere “riclassificate" ai fini fiscali alla stregua di riserve di capitali formate con apporti dei soci (perché, nella sostanza, si determina una situazione tale per cui è come se fossero state distribuite ai soci e poi da questi re-immesse come apporti). Diversamente, all'atto della loro materiale "estrazione", verrebbero nuovamente assoggettate a un prelievo IRPEF, che hanno già subito.